COFIN 2003

Genocidi e crimini di guerra. Quale ruolo per i diritti umanitari e la comunità internazionale?

Nell’ultimo decennio del Novecento le guerre hanno assunto dimensioni politiche e caratteristiche intrinseche, nuove rispetto al passato. Già all’inizio del Novecento, la fisionomia della guerra aveva subito specifiche trasformazioni, soprattutto a partire dall’intreccio fra espansionismo nazionalista, interessi economici di compagini industriali nazionali e organizzazione di eserciti addestrati all’impiego di nuove armi di distruzione di massa (a partire dai gas). Questo particolare intreccio fra politica ed economia ha poi condizionato negli anni Trenta la formazione e l’espansione di regimi totalitari, fino a giungere alla pratica del genocidio.
Lo scenario bellico ereditato dal nuovo Millennio riprende per alcuni versi la tradizione del primo Novecento, radicalizzando però alcuni suoi aspetti in senso globale. Uno di questi riguarda l’incremento delle forme di violenza agita su civili e popolazioni, differentemente da quanto accaduto nelle guerre passate. Durante i precedenti conflitti armati, ad eccezione dei genocidi, il maggior numero di morti o di persone violate si registrava infatti fra i soldati e non tra i civili. Nelle ultime guerre, esplose soprattutto in paesi post-comunisti e in Stati post-coloniali, si è invece assistito all’accrescersi di nuove forme di violenza privata e pubblica, perpetrata in massa contro la popolazione civile.
Contro tali eccidi, vi è stata una forte mobilitazione tanto della sfera pubblica mondiale, quanto della comunità internazionale (a partire dall’ONU), mediante l’istituzione di tribunali penali internazionali ad hoc.
Entro tale contesto, la ricerca ha preso in esame problematiche rilevanti, per poter meglio comprendere la “natura” delle nuove guerre nell’età globale:

1)     analisi e riconcettualizzazione sotto il profilo morale e politico del fenomeno dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità all’interno delle recenti guerre, sottolineando il traumatico impatto che esse hanno avuto sulla condizione sociale e psichica della popolazione civile;

2)     Considerazione del rapporto fra le leggi della guerra e definizione dei diritti umanitari, sulla base delle tre Convenzioni di Ginevra, promosse dalla Croce Rossa Internazionale, e analisi del ruolo che la sfera pubblica globale e la comunità internazionale hanno avuto nei recenti conflitti armati.

Nello specifico, rispetto ai punti:

1)  si è inteso considerare le nuove forme di genocidio e violenza pubblica/ privata, esperita da civili in recenti guerre civili. Tali problematiche sono state studiate in relazione a:
a) i fenomeni del post-comunismo e del post-colonialismo analizzati nell’ottica della globalizzazione e del nuovo ordine politico globale, vale a dire secondo la prospettiva della ridefinizione di luoghi di appartenenza e della disgiunzione/ creazione/ ricongiunzione di nuove identità personali/ collettive, tanto da creare nuove forme di identità politica e appartenenza nazionale;
b) Processi di ri-etnicizzazione che pongono al centro del riconoscimento intersoggettivo e politico la questione dell’identità etnica, ma anche dell’appartenenza religiosa, con l’emarginazione di parti della popolazione;
c) Analisi delle forme di violenza agita su individui e popolazioni e comprensione delle loro nuove caratteristiche anche di genere: dal genocidio, allo stupro etnico e pulizia etnica fino al terrorismo agito sui civili.
In particolare, abbiamo fatto riferimento sopratutto ai casi post-comunisti e post-coloniali della ex-Yugoslavia e del Rwanda.

2) Sulla base di tale riflessione analitica e ricostruzione tematica dei nuovi crimini di guerra e atrocità perpetrate contro individui e popolazioni, si è inteso prendere in esame la concettualizzazione dei diritti umanitari e delle leggi della guerra, come indicato dalle Convenzioni di Ginevra. Tale processo giuridico-politico continua in effetti il tentativo – cominciato alla fine dell’Ottocento – di istituzionalizzare lo ius in bello. Tale tradizione giurisdizionale ha ora condotto all’istituzione di tribunali ad hoc e più recentemente alla formazione della Tribunale Penale Internazionale.
Più specificatamente, sono stati considerati:
a) i diversi argomenti, filosofici, giuridici, sociali e politici, che stanno alla base della concezione dei diritti umanitari;
b) Se i tribunali penali internazionali possano rappresentare forme di governance e di giustizia cosmopolitica, capaci di giudicare i colpevoli e la gravità della colpa; inoltre fino a che punto l’intervento della comunità/ sfera pubblica internazionale può contribuire a restituire alle popolazioni condizioni politiche democratiche, tali da poter costruire nuove forme di solidarietà e legame sociale, passando attraverso processi di riconciliazione e giustizia transnazionale;
c) Perché alcuni Stati – come gli USA – hanno rifiutato di sottoscrivere l’accordo sul recente Tribunale Penale Internazionale e in quale misura istituzioni penali possano incidere sulle relazioni internazionali e sul principio della sovranità degli Stati nazionali.

Gruppo di ricerca:

Marina Calloni: guerra e violenza nel corso del tempo

Anna Cataldi: crimini di guerra e convenzioni di Ginevra

Paolo Costa: le antropologie della guerra

Bernard Gbikpi: il caso africano

Roberto Miraglia: i tribunali internazionali

Walter Privitera: la sfera pubblica internazionale

Tanja Sekulic: il caso della ex-Yugoslavia

Sara Trovato: teorie del conflitto

Maria Virgilio: genocidi e violenza sessuale