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Appello per Giulio Regeni

pubblicato 03 apr 2017, 14:42 da giorgia serughetti   [ aggiornato in data 03 apr 2017, 14:46 ]
La morte di Giulio Regeni - sottoposto a giorni di tortura e brutalmente assassinato - ci sconvolge come persone e come membri della comunità scientifica.

Siamo vicini al dolore della famiglia di Giulio e agli amici che l’hanno amato: la sua perdita sarà difficilmente colmabile.

Giulio Regeni, dottorando presso l’Università di Cambridge, stava svolgendo al Cairo una tesi sui sindacati indipendenti in Egitto e sembra che sia stato ucciso proprio per il suo meticoloso lavoro di ricercatore. Tale tragico esito colpisce in particolare giovani ricercatori e ricercatrici, dottorandi, assegnisti e borsisti, che non possono che identificarsi con Giulio.

Giulio svolgeva la sua ricerca con passione, coraggio e grande competenza. Con gli articoli che pubblicava, teneva fede a uno dei capisaldi della ricerca: quello di rendere pubblica e fruibile la conoscenza. Il suo era un impegno non solo accademico, bensì civile. Come Giulio, tanti altri giovani dottorandi e ricercatori nel mondo affrontano rischi per amore della conoscenza, assumendo un importante impegno politico e civile che rimane spesso senza un adeguato sostegno da parte delle istituzioni.

La morte di Giulio in Egitto, così come gli arresti di docenti universitari in Turchia, ma anche le difficoltà che affrontano i ricercatori in paesi invasi da violenza e corruzione come in Messico, mostrano come la libertà accademica, oggi come ieri, continui a spaventare il potere e i regimi autoritari.

Come studiosi dobbiamo, invece, impegnarci a non aver paura della verità, ad ampliare i nostri orizzonti di vita, ad approfondire ambiti di studio anche se scomodi, ad occuparci del presente che sfida costantemente paradigmi consolidati e che ci obbliga a conoscere, a verificare da vicino, a problematizzare ogni aspetto dell’esistenza per tentare di comprendere il reale. Dobbiamo impegnarci a sostenere con il nostro lavoro di ricerca chi lotta per la pace, la giustizia e l’uguaglianza, ovvero aiutare chi, come in Egitto ma anche nei paesi occidentali, viene regolarmente attaccato per le sue idee e per il suo attivismo.

Auspichiamo pertanto che:

· il Governo italiano mantenga la sua promessa, affinché le autorità egiziane facciano chiarezza sulle circostanze che hanno determinato la morte di Giulio, attraverso un’indagine indipendente e imparziale, al di là di ogni ragion di Stato, della preservazione di relazioni internazionali o della promozione di interessi economici;

· il Presidente egiziano al-Sisi non si sottragga agli obblighi di giustizia, affinché un efferato delitto venga punito;

· l’Unione Europea, come Parlamento e Commissione, continui a porre al centro delle sue attività la difesa dei diritti umani, a partire dalla libertà di parola, espressione, movimento e associazione;

· le Nazioni Unite, attraverso gli organismi preposti, facciano luce su torture e sparizioni forzate di attivisti e ricercatori, denunciate non solo in Egitto, bensì anche in altri Paesi;

· la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, unitamente alle istituzioni scientifiche internazionali, si impegni tanto a garantire le condizioni necessarie perché la libertà di pensiero e di espressione continui ad essere garantita, quanto a riconoscere e proteggere il lavoro di ricercatori, perlopiù giovani e precari.

Colleghi, personale e studenti dell’Università di Milano-Bicocca e di altri atenei, e chiunque ne condivida i contenuti, possono sottoscrivere il presente appello utilizzando il form sottostante.

Come comunità accademica chiediamo quindi che la morte di Giulio non sia accaduta invano.

Dottorandi, assegnisti, ricercatori e docenti del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca.

 

Potere firmare l’appello al seguente indirizzo:

https://docs.google.com/forms/d/1APHcrJpopBoE3X8hVUOx7Enk8VvDKhDaFF96MIPj_WI/viewform?usp=send_form

 

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